Contenuto del team odontoiatrico di Ireos Dental — Revisione medica: Dott. Giuseppe Genzano, Direttore Sanitario, Ordine dei Medici di Firenze n. FI-167. Aggiornato a luglio 2026.
Gengive rosse, gonfie, che sanguinano quando passi lo spazzolino: dà fastidio e mette un po’ d’ansia, ma nella grande maggioranza dei casi è gengivite, la forma iniziale e reversibile dell’infiammazione. Si tiene sotto controllo a casa e rientra in poco tempo. La cosa utile da sapere subito è cosa fare ora — e quali segnali, invece, dicono che il collutorio non basta più.
Cosa fare adesso, in breve. (1) Continua a lavare i denti, anzi con più cura: spazzolino a setole morbide, movimenti delicati verso il bordo gengivale, due volte al giorno. (2) Fai sciacqui con acqua tiepida e sale — circa mezzo cucchiaino in un bicchiere — 2-3 volte al giorno. (3) Non smettere di passare il filo interdentale anche se le gengive sanguinano: il sangue viene dall’infiammazione, non dal filo. (4) Se serve, per il dolore, un antinfiammatorio come l’ibuprofene e un impacco freddo esterno. Se dopo 10-14 giorni non migliora — o se compaiono i segnali che trovi più sotto — è il momento del dentista.
Perché le gengive si infiammano
Nella quasi totalità dei casi la causa è una: la placca batterica, quella patina appiccicosa che si forma di continuo sui denti. Se non viene rimossa bene ogni giorno, i batteri si accumulano lungo il bordo gengivale e la gengiva si infiamma per reazione. Con il tempo la placca si mineralizza e diventa tartaro — la causa che il collutorio non rimuove: una crosta dura che lo spazzolino non toglie più e che continua a irritare la gengiva finché non viene raschiata via in studio.
Non è però l’unico fattore. Sull’infiammazione pesano anche:
- igiene orale insufficiente o scorretta — spazzolare poco, o male;
- lo spazzolamento troppo aggressivo, con setole dure e forza eccessiva, che invece di pulire traumatizza la gengiva;
- il fumo (e alcol, sostanze irritanti);
- lo stress;
- le variazioni ormonali, tipiche di gravidanza e pubertà, ma anche del ciclo e della menopausa, che rendono la gengiva più reattiva;
- alcuni farmaci assunti a lungo (antidepressivi, antiepilettici, corticosteroidi, alcuni anticoncezionali);
- il diabete e altre condizioni sistemiche;
- una recessione gengivale già presente (la gengiva ritirata che scopre il colletto del dente), o una parodontite in corso;
- più raramente, carenze nutrizionali marcate, come la carenza di vitamina C.
Spesso convivono più fattori: il fumatore stressato che spazzola in fretta parte con tre svantaggi insieme. Ma la leva su cui puoi agire davvero, e da subito, resta la rimozione della placca.
Cosa fare ORA: dosi, tempi e limiti
Qui stanno le indicazioni pratiche, con i numeri che di solito mancano. Valgono per una gengivite: fastidio, arrossamento, sanguinamento passeggero.
- Spazzolino a setole morbide, tecnica delicata. Non serve strofinare forte: la placca si stacca con movimenti leggeri, non con la forza. Due volte al giorno, dedicando attenzione proprio al bordo dove la gengiva incontra il dente.
- Sciacqui con acqua tiepida e sale. Circa mezzo cucchiaino di sale in un bicchiere d’acqua tiepida, 2-3 volte al giorno. Il sale ha un effetto blandamente astringente e aiuta a decongestionare. È il rimedio più semplice e senza controindicazioni.
- Filo interdentale o scovolino: da continuare, non da sospendere. È l’errore più comune. Le gengive sanguinano perché sono infiammate, e sono infiammate anche negli spazi tra i denti dove lo spazzolino non arriva. Smettere di pulirli peggiora le cose; nel giro di qualche giorno di pulizia costante il sanguinamento in genere diminuisce da solo.
- Collutorio alla clorexidina, se serve, per cicli brevi. La clorexidina è un antisettico che riduce la carica batterica: utile in fase acuta, con sciacqui di circa 40 secondi. Ma non va usata oltre 1-2 settimane senza indicazione del dentista, perché a uso prolungato macchia i denti e la lingua e altera il gusto (sono effetti reversibili con la sospensione). Non è un collutorio da tenere sul lavandino tutto l’anno: è un farmaco per un periodo limitato.
- Per il dolore, un antinfiammatorio al bisogno. Un FANS come l’ibuprofene o il ketoprofene attenua dolore e infiammazione. Vanno usati secondo il foglietto illustrativo e con le solite cautele (stomaco, altre terapie in corso): sono un sollievo temporaneo, non una cura.
- Impacco freddo esterno. Sulla guancia, non a contatto diretto con la gengiva: aiuta a contenere gonfiore e dolore.
- Bevi a sufficienza. Bocca idratata e produzione di saliva regolare tengono più pulito l’ambiente orale.
Sei a Firenze o dintorni? Se il fastidio non passa o vuoi solo un controllo, la prima visita nella nostra clinica comprende la radiografia panoramica e la TAC dentale, tutte gratuite, e si chiude con un preventivo scritto voce per voce, senza impegno.
Siamo in Piazza Giacomo Puccini 4, a Firenze (zona Novoli). Per prenotare o solo per una domanda: 370 3655374, anche su WhatsApp, oppure dal modulo contatti.
Come lavoriamo e dove siamo lo trovi nella pagina dedicata: il nostro studio dentistico a Firenze, zona Novoli.
Cosa NON fare
Le cose da evitare pesano quanto quelle da fare — ed è la parte che quasi tutti saltano.
- Non smettere di spazzolare e di passare il filo per paura del sangue. È la reazione istintiva più dannosa: si toglie la pulizia proprio dove serve di più.
- Niente spazzolino duro né sfregamento energico. Non stai togliendo una macchia da una pentola: la forza traumatizza la gengiva e può, col tempo, contribuire alla recessione.
- Niente antibiotici presi di testa propria. Sulla gengivite non servono e l’uso improprio fa danni: gli antibiotici si prendono solo se prescritti dal dentista, per situazioni precise (ascesso, infezione).
- Non affidarsi solo ai rimedi naturali sperando che risolvano tutto: leniscono il sintomo, ma non tolgono la placca e il tartaro che lo causano (ne parliamo tra poco).
- A tavola, evita nella fase acuta cibi molto caldi, piccanti, acidi, e quelli duri o croccanti che possono irritare o graffiare la gengiva già dolente; riduci zuccheri e bevande zuccherate, che nutrono i batteri. Meglio frutta e verdura, cibi ricchi di vitamina C e alimenti morbidi finché passa.
Rimedi naturali: cosa possono fare (e cosa no)
Diciamolo con chiarezza, perché è dove i portali sono più vaghi: i rimedi naturali possono dare sollievo — leniscono, rinfrescano, sono un po’ astringenti — ma non rimuovono la causa, che è la placca mineralizzata in tartaro. Senza una pulizia fatta bene, e nei casi giusti senza una pulizia professionale, l’infiammazione tende a tornare. Usali come coadiuvanti, non come sostituti dello spazzolino o del dentista.
Detto questo, i più noti e le proprietà che gli si attribuiscono:
- Tè verde — proprietà astringenti, utile in sciacquo tiepido.
- Propoli — proprietà antibatteriche, antinfiammatorie, cicatrizzanti e blandamente anestetiche.
- Aloe vera — antibatterica e antinfiammatoria, con azione lenitiva sui tessuti irritati.
- Malva (in infuso) — proprietà lenitive ed emollienti.
- Equiseto — proprietà emostatiche, tradizionalmente usato per il sanguinamento.
- Mirra e argilla verde — usate per il loro effetto disinfettante locale.
- Acqua e sale, bicarbonato — i più semplici, per sciacqui che decongestionano.
Una nota di prudenza: se sei in gravidanza, allatti, prendi farmaci o hai allergie note, chiedi al medico o al farmacista prima di usare estratti concentrati. “Naturale” non vuol dire automaticamente innocuo.
Antinfiammatori e farmaci: quale prendere
Per il dolore e l’infiammazione, i FANS (antinfiammatori non steroidei) sono la scelta più comune: ibuprofene e ketoprofene i principi attivi più usati, al bisogno e secondo indicazioni del foglietto. Localmente si può usare un collutorio alla clorexidina per cicli brevi (vedi sopra), ed esistono formulazioni con anestetici o cortisonici topici a basso dosaggio per lenire — da usare con parsimonia. Gli antibiotici, ripetiamolo, solo su prescrizione: la gengivite non è un’infezione da trattare con antibiotici, e prenderli senza motivo è controproducente.
Nessun farmaco da banco “cura” la gengivite: controllano il sintomo mentre l’igiene e, se serve, la pulizia professionale rimuovono la causa.
Gengivite o parodontite? Come distinguerle a casa
È lo snodo che conta davvero. Gengivite e parodontite (un tempo chiamata piorrea) non sono due nomi per la stessa cosa: sono due stadi con esiti molto diversi.
La gengivite è l’infiammazione della sola gengiva. È reversibile: rimossa la causa — placca e tartaro — la gengiva torna sana, senza lasciare danni. Se vuoi capire meglio la malattia in sé, abbiamo una pagina dedicata a cos’è la gengivite. La parodontite è ciò che può succedere quando la gengivite trascurata avanza: l’infiammazione scende in profondità e intacca l’osso e le fibre che tengono il dente in sede. Qui il danno è irreversibile: l’osso perso non si riforma. La parodontite si può fermare e tenere sotto controllo, ma non “torna indietro”. Per questo distinguerle presto fa la differenza. Per il quadro d’insieme — come riconoscere una gengiva sana e i segnali da non ignorare — c’è la nostra guida alla salute delle gengive.
Cosa puoi osservare tu, allo specchio:
| Segno | Gengivite (reversibile) | Parodontite (irreversibile) |
|---|---|---|
| Sanguinamento | Solo spazzolando o passando il filo | Anche spontaneo, senza toccare le gengive |
| Aspetto della gengiva | Rossa, gonfia, lucida sul bordo | Ritirata: il dente sembra più lungo (recessione) |
| Alito | Normale o poco alterato | Cattivo e persistente, anche dopo aver pulito |
| Denti | Fermi e stabili | Mobili, si muovono un po’ sotto le dita |
| Tra dente e gengiva | Solco normale | Tasche profonde (spazi in cui la gengiva si è staccata) |
| Pus | Assente | Possibile fuoriuscita di pus premendo |
In sintesi: se sanguini solo quando spazzoli e per il resto i denti sono fermi e l’alito normale, con ogni probabilità è gengivite e rientra con l’igiene. Se invece le gengive sanguinano anche senza toccarle, o compaiono recessione, mobilità, tasche o pus, la situazione è già oltre il collutorio e serve una valutazione in studio. La tasca parodontale — lo spazio che si crea quando la gengiva si stacca dal dente — la misura solo il dentista, con una sonda.
Dalla pratica della nostra clinica. Le gengive infiammate sono uno dei motivi più frequenti per cui si arriva in visita, e la scena tipo è sempre quella: chi ha smesso di spazzolare quella zona per paura del sangue, e così l’ha peggiorata. Nella maggior parte dei casi si tratta di gengivite: con qualche giorno di igiene corretta e una pulizia professionale — rimozione del tartaro più sabbiatura, 80 € da listino — l’infiammazione rientra in una o due settimane. È diverso quando in bocca troviamo recessione, tasche profonde, denti che si muovono o sanguinamento spontaneo: lì il collutorio non basta, perché è già parodontite, e l’obiettivo diventa fermare la perdita di osso. La differenza, spesso, la fa solo quando ci si presenta.
Quanto ci mette a guarire una gengivite
Una gengivite lieve, presa in tempo, in genere migliora nel giro di pochi giorni e rientra in una-due settimane con un’igiene domiciliare fatta bene. Il presupposto, però, è togliere la causa: se sotto c’è del tartaro, gli sciacqui da soli non bastano e serve la rimozione professionale perché guarisca davvero e non ricompaia. Le gengive “guariscono da sole” solo nel senso che, tolta la placca, l’infiammazione si spegne: non è il tempo che le cura, è la pulizia.
Se dopo 10-14 giorni di igiene corretta non vedi alcun miglioramento, non insistere all’infinito da casa: è il segnale che serve un occhio professionale.
Quando andare dal dentista
Non tutti i casi hanno la stessa urgenza. Vale la pena farsi vedere, senza aspettare, se compare uno di questi segnali:
- sanguinamento spontaneo, cioè anche senza toccare le gengive;
- recessione: la gengiva si ritira e il dente sembra più lungo;
- mobilità di uno o più denti;
- tasche o alito cattivo che non passa con la pulizia;
- pus, ascesso, gonfiore importante o febbre;
- un gonfiore che non cala entro circa una settimana;
- nessun miglioramento dopo 10-14 giorni di igiene corretta.
Se l’infiammazione ha già intaccato l’osso, il tema non è più la gengivite ma la parodontite e come si tiene sotto controllo: prima si interviene, più denti si salvano.
Come prevenirle
La gengivite si previene con gli stessi gesti che la fanno rientrare: igiene domiciliare quotidiana fatta con cura — spazzolino, filo o scovolino ogni giorno — e igiene professionale periodica, in genere una o due volte l’anno, che toglie il tartaro dove lo spazzolino non arriva. Smettere di fumare aiuta parecchio, perché il fumo maschera il sanguinamento e favorisce la progressione verso la parodontite. Da noi la pulizia professionale, con rimozione tartaro e sabbiatura, parte da 80 €, tutto compreso.
Gengive infiammate che non passano? In Ireos Dental, a Firenze, la prima visita e il preventivo sono gratuiti: capiamo insieme se è una gengivite da risolvere con una pulizia o qualcosa che merita più attenzione. Chiama il 370 3655374, scrivici su WhatsApp o compila il modulo contatti. Nessuna pressione, solo un parere chiaro.
