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venerdì 10.04.2020

Esiste il rigetto degli impianti dentali?

rigetto impianti dentali

Il rigetto degli impianti dentali è un tema delicato, ma va chiarito subito un punto: il rigetto degli impianti non esiste.

Con “rigetto” si intende una reazione da parte del nostro organismo nei confronti di “corpi” estranei.

E’ il nostro sistema immunitario che identifica un elemento esterno come accade ad esempio in tessuto o in organo quando viene effettuato un trapianto.

Nel nostro caso l’elemento esterno è la nostra vite in titanio che andrà a sostituire la radice naturale del dente ormai persa e che serve da ancoraggio per la protesi dentaria fissa.

Esistono metalli nei confronti dei quali il corpo umano presenta allergia o ipersensibilità furtunatamente questa cosa non avviene con gli impianti dentali.

Vuoi sapere di più sugli impianti dentali leggi il nostro articolo: La guida completa agli impianti dentali e all’implantologia.

Gli impianti dentali fissi infatti vengono realizzati in titanio, un metallo biocompatibile che non presenta controindicazioni da un punto di vista biologico infatti la sua composizione è pienamente tollerata dal nostro organismo, data la sua purezza.

Questo materiale non viene visto come un corpo estraneo dal nostro organismo, tutt’altro, percepisce questa struttura come propria e si attacca ad essa in maniera molto forte, dinamica.  Le cellule ossee diventano un tutt’uno con l’impianto (osteointegrazione).

Si tratta di un metallo molto usato in ambito medico-chirurgico e non è mai stata dimostrata una reazione avversa ad esso.

Dunque il vero rigetto di un impianto in titanio, quale reazione del corpo ad un “qualcosa” di estraneo non esiste.

Quali sono le maggiori cause della perdita di un impianto?

La perdita di un impianto si può verificare sia subito dopo l’operazione che nelle settimane, mesi o anni successivi all’intesto della protesi dentaria.

Nel breve periodo, ovvero nei mesi successivi all’intervento, le cause principali sono:

  •  Surriscaldamento dell’osso
  •  Contaminazione della superficie dell’impianto con la saliva
  • Errata valutazione del tipo di osso
  • Errori tecnici intra-operatori
  • Errata valutazione del tipo di carico
  • Mancato rispetto delle condizioni di sterilità del campo operatorio

Un’infezione batterica intorno all’impianto può essere data da diversi fattori quali:

  •  Preparazione inadeguata all’intervento, luogo e strumenti chirurgici non sterili, errata preparazione del cavo orale del paziente all’intervento
  •  Errata profilassi antisettica e antibiotica pre e post chirurgica, scorretta condotta post-operatoria da parte del paziente (evitare il fumo)
  •  Non rispettare la corretta igiene domiciliare e le indicazione dell’odontoiatra.

Inoltre, persino micromovimenti dell’impianto possono causare la perdita dell’impianto nelle fasi successive all’intervento.

Generalmente avviene nel carico immediato e comporta la perdita di stabilità, creando il fenomeno chiamato “fibrointegrazione”, ovvero la produzione di tessuto connettivo intorno all’impianto; tutto questo destabilizza la connessione con l’osso, rendendo più difficoltosa la guarigione e l’osteointegrazione.

Non ricorrendo a procedure rigenerative idonee, ovvero inserendo impianti in zone con carenza di quantità ossea, si rischia che la stabilità primaria dell’impianto venga compromessa.

Si tratta quindi di un insuccesso e non di un rigetto.

Vuoi sapere di più sugli impianti dentali con poco osso leggi il nostro articolo: Gli impianti dentali senza osso

Questa casistica si verifica quando non viene dato modo all’impianto di concludere la sua procedura di osteointegrazione, rendendo necessaria perciò la sua rimozione.

Scorpi di più sulla rimozione degli impianti dentali.

Nei soggetti non fumatori, con una costante ed efficiente igiene orale, che visitano il dentista con frequenza regolare, le possibilità di insuccesso, a cinque anni dall’inserimento dell’impianto, sono veramente basse, ovvero si aggirano intorno al 2% – 3%.

L’infezione batterica resta la più frequente delle cause di perdita di un impianto, ovvero la perimplantite: essa provoca un riassorbimento dell’osso circostante l’impianto, causando la perdita di quest’ultimo.

Tuttavia, si tratta di un processo cronico lento, quindi in alcuni casi è possibile salvare l’impianto, attraverso interventi chirurgici volti a rigenerare l’osso.

E’ possibile prevenire questa patologia?

Diversi sono i metodi di prevenzione per questa patologia. Andiamo ad analizzarne alcuni:

● pratiche di igiene orale domiciliare scrupolose, soprattutto dopo un intervento di implantologia dentale;

detartrasi, ovvero sedute di igiene orale professionale e controlli programmati in fase post-operatoria;

limitazione del fumo, in quanto il tabagismo è una causa strettamente collegata alle infezioni del cavo orale ed accelera infezioni ed infiammazioni;

● particolare attenzione a tutte le indicazioni del chirurgo. In seguito ad un intervento di implantologia, al paziente verrà fornita una guida contenente i comportamenti da assumere, sia subito dopo l’operazione, sia dopo settimane e mesi, oltre alla documentazione e al passaporto implantare.

Infine, si ricorda che anche la frattura di un impianto è motivo di perdita.

A tal proposito però, importanti case implantari, come la Straumann, hanno realizzato leghe di titanio-zirconia, vedi Roxolid, molto più robuste e resistenti; la loro efficacia consente, in mancanza di struttura ossea, l’uso di impianti molto più sottili, scansando interventi importanti per rigenerare l’osso.

Come posso accorgermi se sto perdendo l’impianto?

Fasi in cui può avvenire la perdita dell’impianto:

  • Nei giorni immediatamente successivi all’intervento
  • Al momento della presa dell’impronta
  • Quando avviene la protesizzazione dell’impianto.
  • Negli anni a seguire . Questo è il caso della presenza di una perimplantite, la quale solitamente si manifesta con instabilità dell’impianto, gonfiore, dolore e sanguinamento della zona interessata. Fondamentale quindi contattare tempestivamente un implantologo e parodontologo esperto, il quale valuterà la situazione attraverso esami radiografici. La rimozione sarà inevitabile in caso di mobilità dell’impianto.

La mobilità dell’impianto, tuttavia, può anche essere semplicemente causata dalla decementazione della corona dentale oppure dallo svitamento del moncone protesico, non per forza sintomo di un impianto fallito.

Nel caso in cui sia imprescindibile la rimozione di un impianto, contestualmente andranno eseguite delle procedure di rigenerazione ossea, per rendere fattibile un successivo inserimento del un nuovo impianto, a guarigione avvenuta.

Unica e fondamentale raccomandazione è quella di non trascurare l’igiene orale professionale e di rispettare i controlli clinici e radiografici ritenuti necessari dal medico, dopo l’intervento.

Vuoi sapere com’è una corretta orale quotidiana? Leggi il nostro articolo: perchè lavarsi i denti 3 volte al giorno.

Quanto dura un impianto dentale

Nonostante la riuscita di un intervento, un impianto dentale non può durare in eterno.

Nel 95% dei casi, l’impianto ha una vita media che va dai 10 ai 15 anni.

Per ottenere questi risultati, sarà necessaria una costante e corretta igiene orale e periodiche sedute di pulizia dentale professionale per combattere placca e tartaro.

Può comunque capitare che un impianto dentale presenti instabilità prima del previsto. In linea di massima, la rimozione anticipata di un impianto può essere necessaria per le seguenti ragioni:

  • Perimplantite
  • Rottura dell’impianto
  • Mal posizionamento dell’impianto
  • Mancata osteointegrazione

Si possono tuttavia verificare casi in cui è il paziente a richiedere l’estrazione dell’impianto; il dentista, in assenza di comprovate ragioni per cui procedere alla rimozione, dovrà accompagnare il soggetto nel suo percorso, spiegando tutte le conseguenze di tale decisione.

Conclusioni

Possiamo quindi concludere affermando che il rigetto è un evento inesistente in implantologia, al contrario, l’infezione peri-implantare è un evento possibile, con cause attribuibili al chirurgo o al paziente.

Accollare quindi la responsabilità della perdita di un impianto dentale al rigetto è una affermazione falsa, può sembrare più una scusa per giustificare i propri insuccessi!