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mercoledì 25.03.2020

Rimuovere un impianto dentale

Gli impianti dentali sono una soluzione fra le più efficaci, per chi ha perso uno o più denti e desidera riacquistare un bel sorriso, o risolvere problemi legati alla masticazione e alla fonazione.

Capita tuttavia che un impianto dentale vada rimosso e sostituito con uno nuovo.

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Perché rimuovere un impianto dentale

il dentista mentre rimuove un impianto dentale

Il rischio di rigetto dell’impianto è il maggior timore, per chi deve sottoporsi a un intervento di implantologia.

Si tratta però di una preoccupazione infondata, il rigetto di un impianto non esiste, in quanto il titanio è un materiale biocompatibile; sono altre le problematiche che possono presentarsi, nel corso del tempo, tali da comportarne la rimozione.

Perimplantite

La perdita di un impianto dentale può essere causata, in primis, da una parodontite, conseguenza di una perimplantite, ovvero un’infezione dovuta agli stessi agenti patogeni.

Accurate sedute di igiene dentale professionale sono un rimedio, in caso di diagnosi in fase iniziale; al contrario, qualora la perimplantite avesse già colpito l’osso ospitante l’impianto, è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

In questo caso è possibile rigenerare l’osso circostante l’impianto, o al limite contenere la perimplantite, grazie alla chirurgia resettiva, eliminando la tasca; questo però solo quando la forma del riassorbimento osseo lo consente.

Se la situazione si presenta più grave, si fa ricorso alla rimozione dell’impianto, con l’obiettivo di eliminare l’infezione, e, se possibile, rigenerare l’osso per procedere all’applicazione di un nuovo impianto.

La cosa più importante da fare per non incorrere nel rischio di perimplantite e di conseguenza incorrere nella necessità di doversi sottoporsi ad interventi chirurgici di rigenerazione ossea o addirittura di rimozione di impianti è quella di sottoporsi con cadenza semestrale a una seduta di igiene professionale.

Impianto mal posizionato

Può capitare, soprattutto se non ci si affida a professionisti del settore, che l’impianto venga posizionato male.

Se, a causa di un errore del dentista, l’impianto risulta posizionato in malo modo sarà necessario procedere alla rimozione.

Se collocato troppo vicino a un nervo, l’impianto può determinare la compressione di esso; se inserito troppo esterno o inclinato, rende impossibile la protesizzazione, senza escludere il grosso disagio estetico per il paziente.

Rottura dell’impianto

Nonostante la resistenza dei materiali utilizzati per realizzare gli impianti, si può comunque verificare una rottura o una flessione dell’impianto.

In queste casistiche, è necessario rimuovere il vecchio impianto e sostituirlo con uno nuovo.

Oggi giorno grazie all’innovazione tecnologica e ai grandi sviluppi nel campo odontoiatrico, sono realizzabili, in tutta sicurezza, impianti di soli 3 millimetri, grazie all’ innovativa lega di titanio e zirconia: una lega molto più resistente del titanio.

Mancata osteointegrazione

Per osteointegrazione si intende la perfetta unione fra osso e impianto dentale artificiale senza tessuto connettivo apparente.

Di fronte ad una mancata integrazione perfetta dell’impianto nell’osso, è necessario ricorrere alla rimozione.

Le cause possono essere variabili legate ad un errore del paziente o, più probabile, ad un errore dell’operatore.

E’ possibile che dopo l’intervento si possa verificare una perdita dell’impianto dentale, vediamo le principali cause:

  • se la superficie dell’impianto viene contaminata durante l’inserimento;
  • quando il paziente non ha seguito le indicazione del dentista (fumo, alcol, antibiotico, igiene orale, etc).
    qualora nella preparazione del sito implantare non ci sia stata sufficiente irrigazione, comportando un surriscaldamento dell’osso;
  • qualora l’impianto abbia subito un carico masticatorio, ragion per cui, invece che avere un osteointegrazione, abbiamo una fibrointegrazione;

Nel caso in cui si debba ricorrere alla rimozione dell’impianto, la procedura è abbastanza semplice, in quanto sarà sufficiente svitare per rimoverlo.

In caso di mobilità dell’impianto, andrà rimosso quanto prima, non è MAI recuperabile.

Richiesta da parte del paziente

Per la maggior parte dei pazienti, l’applicazione dell’impianto dentale e il recupero di un bel sorriso rappresenta una vittoria: le sensazioni sono liberazione dall’imbarazzo, a causa della mancanza di uno più denti, sollievo e benessere.

Esistono però rari casi in cui lo stesso impianto provoca un disagio fisico o psicologico in chi lo porta; potrà quindi essere lo stesso paziente a richiedere la rimozione.

Di fronte a tale situazione il dentista deve supportare il paziente, spiegando la procedura e le conseguenze di un’asportazione dell’impianto dentale.

Come rimuovere l’impianto

Ci sono moltissime persone che hanno paura o sono intimoriti dal ricorrere all’implantologia dentale nonostante sia una  branca dell’odontoiatria oramai assodata con procedure praticamente standardizzate.

Anche l’estrazione dell’impianto dentale è una pratica standard dell’implantologia e non vi deve assolutamente spaventare.

Se anche tu rientri fra queste persone puoi dare uno sguardo al nostro articolo: impianto dentale preoccupazioni e falsi miti

La rimozione di un impianto dentale è un’operazione da non sottovalutare, in quanto si interviene anche sull’osso, che dovrà essere ricostruito subito dopo.

In una prima fase, è quindi importante effettuare un’indagine approfondita, per valutare accuratamente il singolo caso e verificare, nel caso sia necessario, come eseguire l’estrazione dell’impianto dentale.

Non si tratta di una procedura semplice come estrarre un dente, essendo il dente collegato all’osso da un legamento parodontale.

Nei mesi successivi all’inserimento dell’impianto, si crea invece un legame di osteointegrazione molto forte fra quest’ultimo e l’osso.

E’ stato dimostrato infatti che il legame osso-impianto è molto più forte del legame dente-osso e applicando quindi una forza eccessiva si andrebbe a fratturare l’osso, ma non si staccherebbe l’impianto dall’osso.

Tutto questo è la reale dimostrazione della difficoltà nell’estrazione di un impianto.

Per fortuna, la tecnologia all’avanguardia ci permette di estrarre un impianto in maniera più veloce e meno invasiva nei riguardi dell’osso.

Vediamo di seguito alcuni elementi per ​rimuovere un impianto:

  1.  kit di estrattori specifici i quali vengono prodotti dalla casa implantare: questa tipologia di dispositivi vengono avvitati dentro un impianto permettendo di sviluppare enormi forze di svitamento
  2.  kit di estrattori generici per tutti i tipi di impianti: sono dispositivi in acciaio monouso; questa tipologia dispositivo vengono avvitati all’interno dell’impianto in senso antiorario e consentono di esercitare forze enormi di svitamento pari a 200 Newton.
    Così facendo, si riescono a svitare semplicemente la maggior parte degli impianti.
  3. nei casi più difficili – impianti messi nella mandibola, dove l’osso è più duro, impianti mal posizionati che hanno mantenuto supporto osseo, quindi ben ancorati ad esso per tutta la loro superficie – può essere utile usare delle frese cave sottilissime; queste però saranno necessarie solo per i primi millimetri, giusto per ridurre la resistenza allo svitamento e poi provare ad usare nuovamente gli estrattori.
  4. oggi è possibile dividere l’impianto dall’osso, sacrificando in maniera minore l’osso, grazie ai manipoli sonici ed alla Piezosurgery. Queste frese, vibrando, eliminano l’osso e agiscono in modo selettivo, a differenza delle frese cave che invece intervengono su tutta la circonferenza dell’impianto. Essendo molto spesso più sottili delle frese cave permettono la riduzione dell’asportazione di osso.
  5. In ogni caso è fondamentale trattare il sito, subito dopo aver estratto l’impianto, attraverso manovre di rigenerazione, per riuscire a mantenere il volume osseo, cosicche possiamo sostituire in un secono momento l’impianto rimosso con un impianto nuovo.

Sostituzione del vecchio impianto

Inizialmente, è necessario controllare la quantità di osso disponibile per consentire l’intervento: se l’osso che dovrà ospitare la vite implantare non è sufficiente, allora si utilizzano manovre di rigenerazione ossea con materiali bio-compatibili prima di sostituire il vecchio impianto dentale.

Come abbiamo già detto all’inizio dell’articolo l’impianto dentale ci permette non solo di riacquistare le naturali funzioni masticatoria della bocca ma anche un bel sorriso a seguito di una caduta di uno o più elementi dentari.

Tuttavia può capitare che per i diversi fattori analizzati in precedenza l’impianto dentale debba essere rimosso o sostituito.

Ricostruzione dell’osso

Capita avvolte che non si possa ricorrere all’inserimento di un impianto dentale il quanto lo spessore dell’osso non è sufficiente a sostenere l’impianto; oppure può capitare che gli impianti inseriti perdano la loro stabilità a causa di un eccessivo consumo dell’osso esistente.

In questi casi un intervento di innesto osseo può essere una soluzione.

La r​igenerazione ossea​ può avvenire grazie all’innesto di osso bovino sprovvisto di componente organica, totalmente biocompatibile o tramite l’inneso di osso prelevato direttamente dal paziente.

Si tratta di un materiale da inserire sotto una membrana naturale (periostio) o sintetica; questa procedura consente di preservare lo spazio per la crescita ossea prima di procedere al posizionamento di un impianto dentale.