Quando si soffre di una grave atrofia ossea, non è “solo” una questione di denti mancanti. Significa fare fatica a mangiare ciò che si desidera, parlare con sicurezza, sorridere senza imbarazzo. Molte persone arrivano a sentirsi limitate nelle relazioni sociali, evitano foto, cene, momenti di condivisione, perché la protesi mobile si muove, fa male o non permette di masticare bene. Spesso, dopo tanti tentativi falliti, ci si sente dire che “non c’è abbastanza osso” per mettere impianti dentali e si ha la sensazione che non esista più una soluzione.
In realtà, oggi non è così. L’implantologia nelle grandi atrofie ossee ha fatto enormi passi avanti: rigenerazione ossea, impianti zigomatici, impianti corti e sottoperiostei personalizzati permettono, in molti casi, di tornare ad avere denti fissi anche in situazioni che pochi anni fa venivano considerate “irrecuperabili”. Le evidenze scientifiche più recenti mostrano tassi di successo molto elevati: gli impianti zigomatici utilizzati nelle atrofie mascellari severe raggiungono una sopravvivenza cumulativa di circa il 96% oltre i 5 anni, in linea con gli impianti tradizionali; gli impianti corti in mascelle atrofiche mostrano tassi di sopravvivenza medi intorno al 95–96% a lungo termine. Questo significa che, con una diagnosi accurata e una pianificazione corretta, la riabilitazione implanto-protesica è spesso possibile e prevedibile anche nelle grandi atrofie ossee.
In questo articolo, insieme al dott. Giuseppe Genzano, vediamo in modo chiaro e comprensibile che cosa sia davvero l’atrofia ossea e perché può rendere più complessa l’implantologia; quali esami servono per valutare con precisione ogni singolo caso; quali tecniche avanzate possono essere utilizzate nelle gravi atrofie — dagli innesti agli impianti zigomatici, pterigoidei, sottoperiostei e corti — e quali vantaggi e limiti caratterizzano ciascun approccio. Parleremo anche di cosa aspettarsi nel post-operatorio e di come capire, con serenità, se si è buoni candidati a questi trattamenti, con l’obiettivo di restituire non solo denti fissi, ma anche fiducia, comfort e qualità di vita.
Che cos’è l’atrofia ossea e perché rende complessa l’implantologia
Con il termine atrofia ossea indichiamo la perdita progressiva di volume dell’osso che sostiene i denti. È un processo spesso lento, ma clinicamente molto rilevante: quando un dente viene perso, la radice smette di stimolare l’osso e, nel tempo, quell’osso si “consuma”, diventando sempre più sottile e meno denso.
Le cause principali delle gravi atrofie ossee sono:
- estrazioni multiple eseguite in giovane età e non sostituite con protesi adeguate;
- parodontite avanzata non trattata;
- protesi mobili portate per molti anni (la dentiera accelera il riassorbimento dell’osso alveolare);
- traumi maxillo-facciali importanti;
- fallimenti ripetuti di rigenerazioni ossee o impianti pregressi;
- condizioni sistemiche o farmaci che influenzano il metabolismo osseo.
Per inserire un impianto tradizionale è necessario avere uno spessore e un’altezza ossea minimi, in modo da garantire una stabilità primaria sufficiente e un’adeguata osteointegrazione. Nelle grandi atrofie, questo volume può essere ridotto fino quasi ad annullarsi, soprattutto nel mascellare superiore posteriore e nella mandibola posteriore.
Perché si verifica la perdita dell’osso
La perdita di osso non è un evento improvviso: è il risultato di processi biologici che, nel tempo, portano il tessuto osseo a riassorbirsi. Quando l’osso non riceve più stimoli adeguati, il corpo tende a “riassorbirlo” perché non lo considera più necessario. Questo è il motivo per cui, dopo l’estrazione di un dente, l’osso della mascella o della mandibola può progressivamente ridursi.
Una delle cause più frequenti è la perdita dei denti. Senza la radice, viene meno la stimolazione funzionale che mantiene attiva l’attività cellulare dell’osso. Nel giro di mesi o anni, l’area può subire un marcato riassorbimento osseo, con conseguenze sulla stabilità delle protesi e sulla possibilità di posizionare futuri impianti dentali.
Un ruolo importante è svolto anche dalle malattie parodontali. La parodontite, ad esempio, provoca un’infiammazione cronica che distrugge progressivamente i tessuti di supporto del dente, fino ad arrivare all’osso alveolare. Se non trattata, questa condizione accelera la perdita ossea e aumenta il rischio di mobilità e perdita dei denti.
Tra le altre cause troviamo traumi, infezioni, esiti di interventi chirurgici complessi, abitudini come il fumo e alcune condizioni sistemiche (come diabete non controllato o terapie farmacologiche che influenzano il metabolismo osseo). Anche l’invecchiamento naturale può contribuire, perché modifica la densità e la qualità dell’osso.
Quando la perdita diventa importante, non riguarda solo l’estetica: può influenzare la masticazione, la fonazione e il profilo del viso. È in questi casi che l’implantologia avanzata può svolgere un ruolo decisivo. Tecniche mirate permettono di recuperare volume osseo o di ancorare gli impianti in aree ancora stabili, ridando funzione e supporto ai tessuti.
Comprendere perché avviene la atrofia ossea è il primo passo per intervenire nel modo corretto. Una diagnosi precoce e un piano di trattamento personalizzato aiutano a preservare l’osso residuo, prevenire ulteriori perdite e programmare in sicurezza eventuali riabilitazioni con impianti dentali.
Vuoi approfondire: Perché l’osso si riassorbe
Diagnosi e pianificazione: fondamenta della sicurezza
Prima di proporre qualsiasi trattamento di implantologia nelle gravi atrofie ossee è indispensabile una diagnosi accurata. In genere il percorso prevede:
- visita clinica completa, con raccolta di anamnesi medica e odontoiatrica;
- radiografia panoramica come primo inquadramento;
- CBCT (TAC dentale 3D) per valutare volume, densità e morfologia dell’osso residuo, nonché i rapporti con strutture nobili (seni mascellari, nervo alveolare, cavità nasali);
- eventuale progettazione digitale e simulazione chirurgica con software dedicati;
- valutazione delle condizioni generali: controllo di diabete, fumo, terapie farmacologiche, eventuali patologie sistemiche.
Solo dopo questa fase si può discutere in modo serio di soluzioni personalizzate, scegliendo fra rigenerazione ossea, impianti zigomatici, pterigoidei, corti o sottoperiostei in base al quadro clinico reale, e non a promesse generiche.
Principali tecniche di implantologia nelle gravi atrofie ossee
1. Rigenerazione ossea e innesti
Nei casi di atrofia da lieve a moderata, la prima opzione è spesso la rigenerazione ossea guidata (GBR) o gli innesti ossei. Si tratta di aumentare volume e densità dell’osso mediante:
- innesti autologhi (osso prelevato dal paziente);
- innesti eterologhi o sintetici (biomateriali selezionati);
- membrane riassorbibili o non riassorbibili che guidano la ricrescita ossea.
In genere, dopo l’innesto si attende un periodo di 4–6 mesi per permettere la maturazione del nuovo osso, prima di inserire gli impianti. Le evidenze indicano che gli impianti posizionati in osso rigenerato possono raggiungere tassi di sopravvivenza compresi tra il 79% e il 100% a 5 anni, con medie intorno al 90–95% a seconda delle tecniche utilizzate.
Vantaggi: ripristino dell’anatomia “ideale”, possibilità di usare impianti standard. Limiti: tempi più lunghi, maggiore invasività, necessità di chirurgia complessa e ottima collaborazione del paziente.
2. Impianti corti e extra-corti
Quando l’osso è poco in altezza ma sufficiente in larghezza, una valida alternativa alla rigenerazione è rappresentata dagli impianti corti (5–8 mm) o extra-corti (4 mm). Diversi studi e revisioni sistematiche mostrano tassi di sopravvivenza intorno al 95–96% in mandibole atrofiche con follow-up medi di 5–10 anni.
Vantaggi: riduzione della necessità di grandi innesti, chirurgia meno invasiva, tempi complessivi più brevi. Limiti: indicati solo se la qualità ossea e la distribuzione dei carichi masticatori lo consentono; non sempre adatti a atrofie “estreme”.
3. Impianti zigomatici
Negli ultimi anni gli impianti zigomatici si sono affermati come soluzione di riferimento per la riabilitazione del mascellare superiore con atrofia severa, quando l’osso alveolare è quasi assente. Questi impianti, più lunghi dei tradizionali, si ancorano direttamente all’osso dello zigomo, che è denso e molto stabile.
Le evidenze più recenti indicano:
- tassi di sopravvivenza intorno al 95–96% a 10 anni nelle atrofie mascellari severe;
- successo protesico (cioè mantenimento della protesi fissa) superiore al 90–94% a medio-lungo termine.
In molti casi gli impianti zigomatici consentono un carico immediato, con applicazione di una protesi fissa provvisoria entro 24 ore, permettendo al paziente di tornare a sorridere e masticare in tempi molto rapidi.
Vantaggi: evitano grandi innesti, riducono tempi globali di trattamento, permettono riabilitazioni full-arch in un’unica sessione chirurgica. Limiti: tecnica altamente specialistica, vicinanza a strutture anatomiche delicate (seni mascellari, orbita), possibile incidenza di complicanze sinusali se non correttamente pianificata.
4. Impianti pterigoidei e altre ancoraggi posteriori
In alcuni casi di atrofia del mascellare posteriore, è possibile utilizzare impianti pterigoidei, posizionati nella regione dell’osso pterigoideo, o strategie combinate con impianti inclinati. Queste soluzioni sfruttano porzioni di osso più distante dall’area alveolare, evitando rigenerazioni estese e rialzi di seno multipli.
Spesso gli impianti pterigoidei vengono combinati con zigomatici o con impianti convenzionali anteriori, nell’ambito di protocolli full-arch (Quad Zygoma, All-on-4/All-on-6 modificati).
5. Impianti sottoperiostei personalizzati
Per le atrofie estreme, quando l’osso alveolare è praticamente assente e anche le soluzioni anteriori o zigomatiche sono limitate, oggi sono tornati in auge, in forma evoluta, gli impianti sottoperiostei personalizzati.
Questi dispositivi non vengono inseriti dentro l’osso, ma appoggiati all’osso “basale”, sotto il periostio, e fissati con viti. Grazie alla pianificazione digitale e alle tecniche di manifattura additiva (stampa 3D in titanio), si tratta di strutture su misura che seguono esattamente l’anatomia del paziente. Studi recenti riportano una sopravvivenza molto promettente nel breve-medio termine con una bassa incidenza di complicanze maggiori, e una morbilità inferiore rispetto a grandi ricostruzioni ossee.
Vantaggi: possibilità di trattare casi border-line, riducendo la necessità di innesti massivi; pianificazione molto precisa. Limiti: dati a lungo termine ancora limitati; necessità di centri con esperienza specifica.
6. Protocolli full-arch (All-on-4 / All-on-6) nelle atrofie
In molti casi di gravi atrofie ossee l’obiettivo non è sostituire un singolo dente, ma riabilitare un’intera arcata con una protesi fissa. I protocolli tipo All-on-4 o All-on-6 utilizzano pochi impianti strategicamente distribuiti (spesso inclinati posteriormente) per sostenere un’intera arcata.
Nelle atrofie severe questi protocolli possono essere:
- associati a impianti zigomatici (es. 2 zigomatici + 2–4 impianti convenzionali);
- oppure supportati da impianti pterigoidei o sottoperiostei, a seconda della morfologia residua.
In condizioni favorevoli consentono denti fissi in 24 ore, con un provvisorio a carico immediato e la protesi definitiva dopo avvenuta osteointegrazione.
Tabella comparativa delle tecniche di implantologia in caso di grave atrofia ossea
Per un utente che soffre di atrofia, la confusione tra le tecniche è alta. Una tabella riassuntiva a metà articolo è fondamentale:
| Tecnica | Ideale per… | Tempi Denti Fissi | Invasività |
|---|---|---|---|
| Rigenerazione Ossea | Mancanze localizzate | 6-9 mesi | Moderata |
| Impianti Corti | Atrofia lieve/media | 3-4 mesi | Bassa |
| Impianti Zigomatici | Atrofia totale Mascellare | 24-48 ore | Alta (Specialistica) |
| Sottoperiostei Custom | Atrofia estrema | 2-4 mesi | Moderata |
Vantaggi e limiti delle soluzioni per le gravi atrofie ossee
Ogni tecnica di implantologia nelle gravi atrofie ossee ha un profilo specifico:
- Innesti ossei: ottimi per ricostruire il volume, ma richiedono tempi lunghi e più interventi.
- Impianti corti: buona soluzione quando l’atrofia è moderata; riducono la necessità di innesti.
- Impianti zigomatici/pterigoidei: ideali per atrofie mascellari severe; permettono spesso riabilitazioni rapide e fisse.
- Impianti sottoperiostei custom: indicati per atrofie estreme o dopo fallimenti rigenerativi, con approccio molto personalizzato.
La scelta non è mai “standardizzata”, ma dipende da:
- quantità e qualità di osso residuo;
- condizioni generali di salute (diabete, osteoporosi, abitudine al fumo);
- aspettative estetiche e funzionali del paziente;
- esperienza del chirurgo e dotazione tecnologica del centro.
Rischi, complicanze e dati di sopravvivenza
Come ogni procedura chirurgica, anche l’implantologia nelle gravi atrofie ossee presenta potenziali complicanze. Le più frequenti sono:
- fallimento di osteointegrazione (impianto che non si integra e va rimosso);
- infezioni dei tessuti peri-implantari (mucosite, perimplantite);
- problemi meccanici protesici (viti allentate, frattura della protesi);
- complicanze sinusali nel caso di impianti zigomatici (sinusiti, deiscenze);
- dolore e gonfiore post-operatorio nelle prime fasi, generalmente controllabile con terapia adeguata.
Le revisioni sistematiche più aggiornate riportano:
- tassi di sopravvivenza degli impianti zigomatici intorno al 96–97% oltre i 5 anni;
- tassi di sopravvivenza degli impianti corti in mascelle atrofizzate intorno al 95–96% a medio-lungo termine;
- tassi di sopravvivenza degli impianti convenzionali in mascellari edentuli intorno al 96–97% a 5–10 anni.
Si tratta di numeri sovrapponibili o molto vicini all’implantologia su osso non atrofico, a conferma che, in mani esperte, queste procedure sono sicure ed efficaci.
Chi è un buon candidato per l’implantologia nelle gravi atrofie ossee
In generale, può beneficiare delle tecniche di implantologia nelle gravi atrofie ossee chi:
- ha perso molti o tutti i denti e presenta un evidente riassorbimento osseo;
- porta protesi mobili instabili e desidera una soluzione fissa;
- è stato definito “non operabile” con tecniche tradizionali, ma è motivato a intraprendere un percorso specialistico;
- ha condizioni sistemiche compatibili con la chirurgia orale (diabete controllato, pressione sotto controllo, ecc.);
- è disposto a seguire scrupolosamente le indicazioni su igiene e controlli periodici.
Invece, costituiscono possibili controindicazioni relative:
- patologie sistemiche non compensate;
- fumo intenso non gestito;
- igiene orale gravemente insufficiente;
- aspettative irrealistiche rispetto a tempi e risultati.
Cosa aspettarsi dopo l’intervento
Il decorso post-operatorio dipende dalla tecnica utilizzata. In linea generale:
- dopo innesti ossei si prevedono 4–6 mesi di attesa prima degli impianti o del carico funzionale;
- con impianti zigomatici e protocolli full-arch è spesso possibile applicare una protesi fissa provvisoria nelle prime 24–48 ore, con dieta morbida nelle prime settimane;
- gli impianti sottoperiostei personalizzati possono richiedere tempi di guarigione simili agli impianti tradizionali, ma con una pianificazione molto accurata e controlli ravvicinati.
È normale avvertire lieve dolore, gonfiore o lividi nella zona operata; questi sintomi vengono gestiti con terapia farmacologica mirata e si risolvono in pochi giorni. Le visite di controllo e l’igiene professionale periodica sono fondamentali per mantenere nel tempo il risultato ottenuto.
Quando rivolgersi a un centro specializzato
Se ti è stato detto che la tua situazione è “troppo grave” per l’implantologia, o se vivi da anni con una protesi mobile che non ti soddisfa, è il momento di valutare un consulto in un centro che si occupa in modo specifico di implantologia nelle gravi atrofie ossee.
Un’équipe esperta in casi complessi, con accesso a diagnostica 3D, pianificazione digitale e tecniche avanzate (zigomatici, pterigoidei, impianti corti e sottoperiostei custom), può offrirti un piano di cura personalizzato, sicuro e basato sulle evidenze più aggiornate.
L’obiettivo non è solo “mettere impianti”, ma restituirti un sorriso stabile, funzionale e armonico, migliorando la qualità della tua vita quotidiana, dalla masticazione alla sicurezza nel relazionarti con gli altri.
A chi rivolgersi per mettere gli impianti dentali con grave atrofia ossea in Italia
Affrontare una grave atrofia ossea non significa doversi rassegnare a protesi mobili instabili o a rinunciare al sorriso. Significa, piuttosto, affidarsi a un centro che abbia esperienza specifica nei casi complessi, tecnologie avanzate e un approccio multidisciplinare. L’implantologia in presenza di poco osso richiede infatti diagnosi accurata, pianificazione digitale, conoscenza delle tecniche rigenerative e dei protocolli con impianti zigomatici, corti o sottoperiostei personalizzati. Non tutti gli studi odontoiatrici affrontano con regolarità questo tipo di riabilitazioni: per questo è fondamentale scegliere professionisti che lavorano abitualmente con queste condizioni cliniche.
Alla Clinica Ireos Dental di Firenze, i pazienti con gravi atrofie ossee trovano un percorso dedicato. Il riferimento è il dott. Giuseppe Genzano, medico odontoiatra con esperienza nella chirurgia implantare avanzata e nella riabilitazione di mascelle e mandibole fortemente riassorbite. L’approccio parte sempre dall’ascolto: difficoltà nel mangiare, paura che la protesi si muova, timore di non poter mettere impianti… ogni aspetto viene considerato, perché dietro l’atrofia ossea non c’è solo un problema tecnico, ma anche un vissuto emotivo importante.
Il percorso diagnostico prevede esami mirati (CBCT 3D, valutazione funzionale e protesica), che consentono di progettare la riabilitazione più sicura: in alcuni casi si opta per rigenerazioni ossee mirate, in altri per impianti zigomatici, impianti corti o soluzioni full-arch a carico immediato; nei casi estremi si valutano impianti sottoperiostei personalizzati. Ogni piano di cura è studiato su misura, con l’obiettivo di restituire denti fissi, stabilità masticatoria e un sorriso naturale, riducendo al minimo i disagi e i tempi di recupero.
Scegliere Ireos Dental significa essere seguiti da un team che accompagna il paziente prima, durante e dopo la chirurgia: controlli programmati, istruzioni chiare, mantenimento igienico e monitoraggio nel tempo, elementi fondamentali per la durata degli impianti.
Se ti è stato detto che “non c’è abbastanza osso” oppure porti da anni una protesi che non ti fa sentire sicuro, una valutazione presso la Clinica Ireos Dental di Firenze con il dott. Giuseppe Genzano può aprire scenari terapeutici che forse non ti erano stati prospettati. In molti casi, anche situazioni considerate impossibili trovano oggi soluzioni prevedibili, sicure ed efficaci.
Clinica Ireos – Contatti
Indirizzo: Piazza G. Puccini 4, Firenze, FI – 50144, Italia
Orari: Lun – Ven: 09.00 – 20.00
Email: info@clinicaireos.com
Telefono: +39 370 3655374

Medico Chirurgo e Odontoiatra si è laureato all’università di Firenze. Iscritto all’ordine dei medici di Firenze con iscrizione nr. FI-167 si occupa nella pratica clinica di implantologia e ortodonzia digitale.


