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Pubblicato: venerdì 06.02.2026.
Ultimo aggiornamento: domenica 04.01.2026

Impianto dentale poco osso: cosa fare quando ti dicono che “non c’è abbastanza osso”

impianti dentali con poco osso

Quando ti senti dire che per un impianto dentale “non hai abbastanza osso”, non è solo una frase tecnica: è un colpo allo stomaco. Molte persone, da quel momento, iniziano a immaginare un futuro fatto di protesi mobili che si muovono, paura di perdere la dentiera mentre si parla, imbarazzo a tavola e il riflesso istintivo di coprirsi la bocca quando sorridono. Avere poco osso non è solo una condizione clinica: è qualcosa che può farti sentire “senza soluzione”, diverso dagli altri, quasi rassegnato all’idea di non poter più avere denti fissi.

La realtà, però, oggi è molto diversa. Grazie all’esperienza del dott. Giuseppe Genzano e alle moderne tecniche di implantologia con poco osso — come impianti corti, mini-impianti, impianti zigomatici, pterigoidei, rigenerazione ossea guidata e impianti iuxtaossei su misura — in moltissimi casi è possibile tornare ad avere denti fissi anche in presenza di atrofia ossea importante.

In questa guida vedremo insieme che cosa significa davvero avere poco osso, quali esami (come la TAC Cone Beam 3D) servono per valutarlo, quando un impianto dentale può essere inserito senza grandi innesti e quando, invece, la rigenerazione ossea è la strada più sicura. L’obiettivo è darti una visione concreta e onesta di vantaggi, limiti, percentuali di successo (con impianti corti che superano il 95% e impianti zigomatici oltre il 95–98% nei protocolli corretti) e dei tempi reali di guarigione, così da aiutarti a capire che “poco osso” non significa rinunciare al sorriso, ma scegliere il percorso giusto per recuperarlo.

Cosa significa avere poco osso

Dire che c’è “poco osso” non è sufficiente: dal punto di vista medico occorre capire come e dove l’osso si è ridotto. Dopo estrazioni non sostituite, anni di protesi mobili, parodontite o traumi, la mascella e la mandibola possono andare incontro a atrofia ossea:

  • Atrofia verticale: l’osso perde altezza e si avvicina al seno mascellare (in alto) o al nervo alveolare (in basso).
  • Atrofia orizzontale: la cresta si assottiglia fino a diventare una “lama di coltello”.
  • Atrofia mista: perdita combinata di altezza e spessore osseo.

Per inserire un impianto tradizionale serve una certa quantità di osso intorno alla vite implantare (in genere almeno ~1 mm per lato nelle zone crestali) e una densità adeguata: se queste condizioni non sono presenti, il rischio di fallimento aumenta e occorre valutare soluzioni alternative o procedure di aumento dell’osso.

Perché si perde osso dopo la perdita dei denti

Quando un dente viene perso, la radice smette di trasmettere stimoli all’osso circostante. Senza stimolo meccanico, l’osso inizia lentamente a riassorbirsi: è un processo fisiologico, ma può diventare marcato nel tempo. Protesi mobili poggiate sulla gengiva, parodontite e traumi accelerano ulteriormente questo riassorbimento osseo, fino a ridurre drasticamente l’altezza e lo spessore della cresta.

Ecco perché, quando possibile, è preferibile riabilitare la zona con un impianto dentale in tempi ragionevoli: oltre a ripristinare la masticazione, l’impianto contribuisce a mantenere il volume osseo nel tempo.

Vuoi approfondire: Perché l’osso si assorbe

Impianto dentale poco osso: gli esami indispensabili

Se ti è stato detto che “non hai abbastanza osso”, il primo passo è una diagnosi precisa. In genere il percorso comprende:

  • Visita clinica completa: valutazione di gengive, occlusione, mobilità dentaria, protesi già presenti, stato generale di salute.
  • Ortopantomografia (panoramica): offre una visione d’insieme di arcate e osso, utile come primo inquadramento.
  • TAC Cone Beam 3D: esame chiave per misurare con precisione altezza, spessore e densità dell’osso in ogni punto, oltre ai rapporti con seno mascellare e nervo alveolare inferiore.
  • Pianificazione digitale: software dedicati, spesso supportati da intelligenza artificiale, permettono di simulare virtualmente la posizione degli impianti e di scegliere la tecnica più adatta e sicura.

Sulla base di questi dati il chirurgo può dirti con realismo se è possibile inserire un impianto dentale con poco osso, se occorre prima aumentare l’osso o se è meglio optare per soluzioni alternative.

Principali soluzioni per l’impianto dentale con poco osso

1. Impianti corti, mini-impianti e impianti inclinati

Gli impianti corti (4–7 mm di lunghezza) e i mini-impianti sono studiati per funzionare in condizioni di altezza ossea ridotta. A parità di qualità ossea:

  • hanno una lunghezza inferiore rispetto agli impianti standard (circa 5 mm vs 10 mm);
  • spesso hanno un diametro maggiore, per aumentare la superficie di contatto e la stabilità primaria;
  • sono indicati nei settori posteriori, vicino al seno mascellare o al nervo alveolare, dove l’altezza disponibile è limitata.

Gli studi clinici mostrano che gli impianti corti, se ben pianificati e mantenuti, possono raggiungere tassi di successo superiori al 95% anche a 10–20 anni, sovrapponibili a quelli degli impianti più lunghi.
In molti casi possono essere inseriti subito dopo l’estrazione e, in condizioni favorevoli, caricati con una protesi provvisoria.

Gli impianti inclinati, invece, vengono posizionati con un’angolazione studiata per ancorarsi in zone di osso più dense, evitando aree critiche e riducendo la necessità di grandi innesti; sono spesso utilizzati nei protocolli full-arch (All-on-4/6).

2. Rigenerazione ossea guidata e innesti ossei

Quando l’osso è troppo scarso per qualunque impianto dentale, la strada è aumentarlo. Le tecniche principali sono:

  • Rigenerazione ossea guidata (GBR): utilizzo di membrane e biomateriali per stimolare la ricrescita di osso nella zona carente.
  • Innesto osseo autologo: osso prelevato dal paziente (mandibola, mascella o altre sedi, come il bacino), con massima compatibilità e alti tassi di successo.
  • Innesto osseo eterologo/sintetico: biomateriali di origine animale o sintetica, privati delle proteine per la sicurezza, indicati soprattutto per difetti più piccoli.

I tempi di guarigione variano: circa 3–6 mesi per piccole aree, fino a 12–18 mesi per grandi ricostruzioni. I costi dipendono dall’estensione, ma diverse fonti cliniche riportano range medi indicativi tra 500–700 € fino a circa 2.500 € per interventi più complessi.

3. Impianti zigomatici e pterigoidei

Quando l’osso del mascellare superiore è gravemente atrofico, si possono utilizzare impianti speciali:

  • Impianti pterigoidei: viti lunghe che si ancorano all’osso pterigoideo, spesso evitando il grande rialzo di seno.
  • Impianti zigomatici: ancora più lunghi, ancorati allo zigomo, un osso molto denso. Sono indicati nelle atrofie mascellari estreme e permettono spesso protocolli a carico immediato, con protesi fissa nelle prime 24–48 ore.

Studi recenti riportano tassi di successo superiori al 95–98% per gli impianti zigomatici a lungo termine, rendendoli una valida alternativa agli innesti estesi in pazienti selezionati.

4. Impianti iuxtaossei / sottoperiostei personalizzati

Nei casi davvero estremi, quando l’osso è quasi assente e le altre soluzioni sono poco praticabili, si possono utilizzare impianti iuxtaossei (sottoperiostei) personalizzati:

  • strutture in titanio su misura, appoggiate sull’osso esterno (corticale) e fissate con viti;
  • progettate sulla base della TAC Cone Beam 3D e realizzate con tecnologia CAD/CAM e, spesso, stampa 3D;
  • consentono una protesi provvisoria quasi immediata, poi una definitiva dopo la guarigione dei tessuti.

Sono tecniche molto specialistiche, da valutare solo in centri con esperienza consolidata in implantologia avanzata su atrofie estreme.

Quale tecnica per quale mancanza d’osso?

Per aiutarti a capire in quale situazione potresti rientrare, e quale approccio viene di solito considerato, ecco una tabella di sintesi:

Tipo di Mancanza d’Osso Soluzione Consigliata Vantaggio Principale
Altezza ridotta (settori posteriori) Impianti corti Evita il rialzo del seno mascellare
Spessore ridotto (“lama di coltello”) Rigenerazione ossea (GBR) Ripristina l’estetica e l’architettura ossea naturale
Atrofia totale mascellare Impianti zigomatici Denti fissi in 24–48 ore (nei casi selezionati)
Atrofia estrema (osso quasi assente) Impianti sottoperiostei 3D Soluzione personalizzata su misura

Vantaggi, limiti e percentuali di successo

Ogni soluzione per l’impianto dentale con poco osso ha un suo profilo di pro e contro:

  • Impianti corti / mini-impianti: intervento meno invasivo, tempi più brevi, spesso niente grandi innesti; tassi di sopravvivenza >95% se ben indicati e mantenuti nel tempo.
  • Rigenerazione + impianti standard: permette un’anatomia più “ideale” e maggiore libertà protesica, ma con chirurgia più complessa, tempi lunghi e costi superiori.
  • Impianti zigomatici/pterigoidei: consentono denti fissi anche in atrofie severe con carichi rapidi; richiedono però grande esperienza chirurgica e un accurato follow-up.
  • Impianti iuxtaossei: soluzione per casi “borderline”, ma con meno dati a lunghissimo termine rispetto ad altre tecniche consolidate.

Nel complesso, le casistiche riportano percentuali di successo molto elevate per l’implantologia su osso ridotto, spesso paragonabili a quelle ottenute su osso “normale”, quando vi è una corretta selezione del caso, una pianificazione accurata e un mantenimento rigoroso.

Il consiglio del Dott. Giuseppe Genzano

«Molti pazienti arrivano da noi scoraggiati dopo che gli è stata proposta una dentiera come unica soluzione.
Oggi, grazie alla tecnologia 3D e alla chirurgia guidata, la “mancanza d’osso” è un limite che riusciamo a superare
nella grande maggioranza dei casi, restituendo denti fissi stabili, funzionali e dall’aspetto naturale.
Il passo più importante è farsi valutare in modo serio, con una TAC 3D e un piano di cura realmente personalizzato.»

Chi è un buon candidato per un impianto dentale con poco osso

In generale, può beneficiare di un impianto dentale anche con poco osso chi:

  • ha perso uno o più denti (o un’intera arcata) e presenta atrofia ossea documentata;
  • desidera una soluzione fissa e non tollera più le protesi mobili;
  • ha condizioni sistemiche stabili (diabete controllato, pressione sotto controllo, ecc.);
  • è disposto a smettere o ridurre significativamente il fumo e a curare l’igiene orale;
  • accetta di sottoporsi a controlli periodici e programmi di mantenimento nel tempo.

Sono invece possibili controindicazioni relative: patologie sistemiche non compensate, terapia con alcuni farmaci che influenzano l’osso, scarsa collaborazione o aspettative non realistiche.

Quanto costa mettere gli impianti dentali con poco osso

Capire quanto costa mettere gli impianti dentali con poco osso è uno degli aspetti che più preoccupa chi deve riabilitare uno o più denti mancanti ma si sente dire che l’osso disponibile è insufficiente. In Italia i costi dipendono da diversi fattori: la tecnica scelta, la complessità del caso, la necessità di rigenerazione ossea o tecnologie avanzate (come impianti zigomatici o pterigoidei), l’esperienza del chirurgo e la diagnostica utilizzata (per esempio TAC Cone Beam 3D).

Di seguito trovi una panoramica realistica dei prezzi medi, considerando le principali soluzioni per casi di osso ridotto. Tieni presente che questi sono valori indicativi e che un preventivo personalizzato rimane sempre l’unica stima precisa.

  • Impianti corti / mini-impianti (fixture): circa €800 – €1.500 per impianto.
  • Moncone protesico (abutment): circa €200 – €400 per elemento.
  • Corona protesica definitiva: circa €700 – €1.200 per dente.
  • Visita specialistica + diagnostica base (panoramica + consulto): circa €100 – €250.
  • TAC Cone Beam 3D: circa €120 – €300, a seconda del centro e della regione.

Per chi necessita di tecniche più complesse legate alla mancanza di osso, i costi possono variare in questo modo:

  • Rigenerazione ossea guidata (GBR) o innesti ossei: da circa €500 – €700 per piccoli innesti fino a oltre €2.000 – €2.500 per rigenerazioni più estese che richiedono membrane e biomateriali di qualità.
  • Impianti zigomatici: vista la complessità chirurgica e la tecnologia richiesta, i costi si aggirano mediamente tra €3.000 e €5.000 per impianto (talvolta indicati in pacchetti full-arch per arcate complete).
  • Impianti pterigoidei: simili agli zigomatici, di solito in una fascia di costo comparabile, dipendendo dalla tecnica e dal numero di impianti necessari.
  • Impianti iuxtaossei / sottoperiostei personalizzati: trattandosi di soluzioni su misura, il prezzo può variare significativamente, spesso tra €2.500 e €4.500 per elemento o in funzione del progetto CAD/CAM richiesto.

Se mettiamo insieme fixture, moncone e corona definitiva per un singolo impianto dentale in condizioni di poco osso, il costo completo può orientarsi indicativamente tra €1.700 e €3.000 per impianto, considerando che non tutti i casi richiedono rigenerazione o tecniche avanzate. Quando invece sono richieste procedure aggiuntive (innesti ossei estesi, monitoraggi 3D, tecnologie specialistiche) la spesa complessiva può salire, in alcuni casi, oltre i €4.000 – €6.000 per arcate complete o riabilitazioni complesse.

È importante sottolineare che in Italia i prezzi possono variare da regione a regione e tra centri pubblici e privati. Anche all’interno delle strutture private le differenze sono legate all’esperienza dell’odontoiatra, alla qualità dei materiali e alle tecnologie utilizzate. Per questo motivo, il passo più corretto è sempre richiedere un preventivo personalizzato, basato su una visita specialistica completa con esami radiografici adeguati.

Infine, molte cliniche offrono soluzioni di finanziamento o piani di pagamento dilazionato che possono rendere il percorso più sostenibile. Parlarne apertamente con il tuo implantologo ti aiuterà a capire non solo “quanto costa”, ma soprattutto “cosa include” quella cifra e quali risultati puoi realisticamente aspettarti.

Vuoi approfondire: Quanto costano gli impianti dentali

A chi rivolgersi per mettere gli impianti dentali con poco osso

Quando ti senti dire che hai poco osso, la scelta dello specialista fa davvero la differenza. L’implantologia su osso ridotto non è una procedura “standard”: richiede esperienza, pianificazione digitale avanzata, capacità di utilizzare tecniche diverse (impianti corti, zigomatici, rigenerazione ossea, impianti personalizzati) e un’attenta valutazione del tuo stato generale di salute.

Per questo è importante affidarsi a un centro che si occupi regolarmente di casi complessi e che disponga di TAC 3D, chirurgia guidata e un team in grado di seguire il paziente in ogni fase — dalla diagnosi alla riabilitazione protesica, fino al mantenimento nel tempo.

Alla Clinica Ireos Dental di Firenze puoi trovare questo tipo di approccio. Il riferimento per l’implantologia avanzata è il dott. Giuseppe Genzano, medico odontoiatra con esperienza in trattamenti per pazienti con atrofia ossea e in soluzioni per restituire denti fissi anche quando sembrano non esserci alternative.

Ogni percorso inizia con una valutazione accurata: visita clinica, radiografie dedicate e TAC Cone Beam 3D.

Sulla base di questi dati, viene elaborato un piano personalizzato che può includere impianti corti, impianti inclinati, rigenerazione ossea, oppure tecniche avanzate come impianti zigomatici o soluzioni su misura. L’obiettivo non è “mettere un impianto a tutti i costi”, ma trovare la terapia più sicura, prevedibile e duratura per il tuo caso specifico.

Scegliere Ireos Dental significa anche essere seguiti nel tempo: controlli periodici, programmi di mantenimento, monitoraggio dell’occlusione e supporto costante per proteggere la salute degli impianti e dei tessuti circostanti. Per chi ha vissuto la frustrazione di sentirsi dire che “non c’è abbastanza osso”, questa continuità di cura è spesso il passo decisivo per tornare a mangiare, parlare e sorridere con serenità.

Se ti è stato detto che non puoi mettere impianti a causa dell’osso ridotto, una valutazione presso la Clinica Ireos Dental con il dott. Giuseppe Genzano può aiutarti a capire se esistono alternative concrete e quali risultati puoi realisticamente aspettarti. Un consulto specialistico può cambiarti il futuro del sorriso.

Clinica Ireos Dental
Indirizzo: Piazza G. Puccini 4 – Firenze (FI)
Telefono: +39 370 3655374
Email: info@clinicaireos.com
Se desideri valutare impianti dentali con poco osso, puoi chiamare o inviare una mail per prenotare una visita.

 


Faq: Domande Frequenti su impianti dentali e poco osso

Mi hanno detto che "non ho osso": devo rassegnarmi alla dentiera?

Assolutamente no. Oggi la “mancanza d’osso” non è quasi mai un limite assoluto, ma una sfida tecnica che può essere superata. Grazie a soluzioni come gli impianti zigomatici, gli impianti corti o la rigenerazione ossea, è possibile rimettere denti fissi anche in pazienti che sono stati definiti “non operabili” con tecniche tradizionali.

È possibile mettere gli impianti senza fare l'innesto osseo?

Sì, in molti casi è possibile evitare l’innesto (e i relativi tempi di attesa di 6-9 mesi). Tecniche come gli impianti zigomatici (che sfruttano l’osso dello zigomo) o gli impianti pterigoidei permettono di avere denti fissi stabili ancorandosi a zone di osso che non si riassorbono mai, saltando completamente la fase di rigenerazione.

Un impianto messo con poco osso "regge" quanto uno normale?

Sì, se la pianificazione è corretta. Le evidenze scientifiche mostrano che gli impianti corti o zigomatici hanno tassi di sopravvivenza superiori al 95-97%, del tutto paragonabili agli impianti standard. La stabilità non dipende solo dalla lunghezza della vite, ma dalla qualità dell’ancoraggio e dalla precisione della progettazione 3D.

 

L'intervento di rigenerazione ossea è doloroso?

No. Alla Clinica Ireos eseguiamo questi interventi in anestesia locale, spesso associata alla sedazione cosciente. Il paziente rimane rilassato per tutta la durata della seduta e non avverte dolore. Il post-operatorio è oggi molto gestibile grazie a protocolli farmacologici mirati che riducono gonfiore e fastidio.

Posso avere i denti fissi in 24 ore anche se ho poco osso?

In molti casi sì. Grazie agli impianti zigomatici o ai protocolli All-on-4, è spesso possibile applicare una protesi fissa provvisoria entro 24-48 ore dall’intervento (carico immediato). Questo permette al paziente di tornare a mangiare e sorridere subito, senza aspettare i lunghi tempi di guarigione degli innesti.

Quanto costa un impianto se c'è poco osso?

Il costo dipende dalla tecnica necessaria. Un impianto corto ha costi simili a uno standard, mentre la rigenerazione ossea o gli impianti zigomatici richiedono un investimento maggiore dovuto all’alta specializzazione e ai materiali avanzati (come le membrane o la stampa 3D). Tuttavia, è un investimento che evita i continui disagi e rifacimenti delle protesi mobili.